Proti era un termine utilizzato nel lontano 1500 per indicare coloro che proteggevano, nell’accezione pratica del termine, la Laguna Veneta. Erano dei veri e propri tecnici idraulici sottoposti agli ordini della Repubblica di Venezia e facenti parte dell’organo chiamato Magistrato delle Acque, volto a sorvegliare e amministrare la Laguna.

Questo mese abbiamo avuto la fortuna di incontrare e intervistare il Dr. Paolo Rosa Salva, uno dei pochi “Proti” ancora in vita. 

Paolo, nato e cresciuto in queste terre, ha sviluppato nel tempo una forte passione per la Laguna di Venezia e per la sua tutela. Laureato in Architettura nel 1970 e in Urbanistica nel 1977 presso lo IUAV di Venezia, ha saputo mettere queste sue competenze al servizio della Laguna pubblicando articoli, libri e dirigendo il Corso di Pianificazione dell’Ambiente (Scienze Ambientali) presso Ca’ Foscari di Venezia.
La sua pubblicazione più degna di attenzioni è il libro “Tra Mari e Fiumi” (Editore Filippi Venezia).

Con Paolo abbiamo voluto parlare della storia della Laguna di Venezia, partendo dall’Epoca Romana arrivando fino ai giorni d’oggi, analizzando in particolare i periodi in cui la civiltà umana ha modificato maggiormente la morfologia lagunare.

EPOCA MEDIOEVALE (VI-VII secolo d.C.)

Quand’è che si è avuto il primo insediamento umano rilevante all’interno del territorio lagunare?

Paolo: “Il primo flusso consistente di civiltà lo si è avuto tra il VI e il VII secolo d.C., quando dalla Città di Altino (Veneto) una massa di persone fuggì alle invasioni barbariche, rifugiandosi nelle Isole della Laguna. In poco tempo queste persone riuscirono ad adattarsi all’ambiente selvaggio, praticando caccia, pesca e producendo grosse quantità di sale.

Qual era l’assetto morfologico della Laguna in questo periodo?

“Da un punto di vista morfologico la Laguna Veneta era ancora “vergine” dall’opera dell’uomo e di conseguenza le bocche di porto, che oggi conosciamo come Lido, Malamocco e Chioggia, erano semplicemente tre piccoli fori che permettevano l’ingresso all’interno della laguna solo a piccole imbarcazioniLa grandezza delle bocche di porto, come vedremo più avanti, è l’indicatore più fedele che possediamo per misurare l’intensità dell’intervento umano nella zona presa in considerazione”.

LA REPUBBLICA DI VENEZIA (1500 d.C.)

Paolo: “Nel 1500, durante il governo della Repubblica di Venezia, ruotavano attorno alla Laguna diversi organi pubblici. Tra questi vi era il Magistrato delle Acque, amministratore e controllore delle dinamiche lagunari. Ulteriore figura, più tecnica, erano i proti, massimi esperti di storia e morfologia della Laguna di Venezia. Questi organi attuarono una delle più grandi opere idrauliche, tramite la quale, dal 1488 portarono alla diversione a mare di diversi fiumi che sfociavano dentro la Laguna, facendoli quindi terminare o a Nord di Jesolo o a Sud di Chioggia. 

“La diversione forse più esemplificativa la si ebbe con il Fiume Sile: nel 1533 il Fiume Piave esondò dal proprio letto, definito “vagante” in quanto formato da argini molto bassi che ne provocarono la semplice fuoriuscita; in seguito, nel 1683, la Repubblica decise di attuare il “Taglio del Sile”, spostando quest’ultimo nel vecchio letto del Piave e facendolo quindi sfociare nel Mar Adriatico.
Per questo motivo il faro alla foce del Sile è stato nominato “Faro di Piave Vecchia”.

Per quale motivo gli organi pubblici decisero di divergere i fiumi in mare?

Paolo: “Le ragioni erano principalmente due. Innanzitutto la Repubblica di Venezia non era munita di mura e dato che i maggiori pericoli potevano arrivare dal mare, le uniche barriere, se così le possiamo chiamare, erano le acque lagunari.
La principale minaccia per questo sistema di protezione erano i fiumi stessi. Nel momento in cui sfociavano, questi rilasciavano una grossa quantità di detriti, che interrando la laguna, la rendevano spoglia delle sue uniche mura: le acque circostanti. Diminuendo il numero di fiumi che sfociavano nella laguna, diminuirono i detriti da essi posati, mantenendo la Serenissima protetta dalle acque lagunari.

“La seconda ragione era prettamente sanitaria. La prevalenza di acque dolci aveva istituito un ecosistema in cui prosperavano le zanzare e di conseguenza la malariaDiminuire la presenza di acqua dolce all’interno della laguna era quindi strumento di difesa e prevenzione contro questa pericolosa malattia.

“Sempre nello stesso periodo sul fronte mare furono realizzati i “Murazzi”, strutture di pietra d’Istria costruiti per diminuire i flussi marini. Il progetto fu preso in carico e portato a temine dall’Ingegner Bernardino Zendrini”.

CADUTA DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA (1600 d.C.)

Paolo:“La Repubblica di Venezia cadde nel 1797, quando i francesi, guidati da un giovanissimo Napoleone Bonaparte irruppero nei territori veneti, iniziando da subito a sfruttare le potenzialità commerciali della Laguna Veneta.
Il primo progetto che pianificarono fu infatti l’allargamento delle bocche di porto, finalizzato a far transitare barche più grandi e vere e proprie navi contenenti prodotti che sarebbero poi stati venduti nei maggiori mercati della Penisola.
La Laguna iniziava così a trasformarsi in un vero e proprio incrocio commerciale, e con l’allargamento delle bocche di porto iniziava ad emergere l’ecosistema salmastro vigente ancora ai nostri giorni.
Ulteriori modifiche furono apportate dagli Austriaci, i quali iniziarono a costruire i primi moli e a far immettere così sempre più acqua salata all’interno della Laguna Veneta.

Il maggior flusso di acqua salata potrebbe rivelarsi un fenomeno avverso all’equilibrio naturale della Laguna?

Paolo: ”In parte possiamo dire di sì. Siamo infatti consapevoli che questo fenomeno stia apportando modifiche all’ecosistema circostante.
La Laguna si sta trasformando in un vero e proprio braccio di mare e molti elementi ecologici stanno scomparendo. Tra questi vi sono le barene, terreni di forma tabulare composti sulla superficie da tanti cespuglietti e percorsi da piccoli canali naturali. Collegandoci alla domanda sopra citata possiamo affermare che le barene sono uno stabilizzatore naturale: la loro particolare conformazione riduce l’effetto delle maree sul livello dell’acqua e favorisce il ricambio idrico del territorio.” 

DAL ‘900 

Paolo: ”Dal Ventesimo Secolo abbiamo probabilmente il più alto tasso di evoluzione della Laguna di Venezia.
Poco prima del 1900 iniziarono i lavori per il Ponte Translagunare, collegato al Porto Santa Marta, appena edificato, col fine di unire la città insulare con la terraferma e creare quindi nuovi sbocchi commerciali.

“Inoltre durante la Prima Guerra Mondiale fu costruito il Porto di Marghera, che divenne polo industriale, prima metallurgico e poi petrolchimico. La particolarità di questo porto era il suo posizionamento sulla terraferma, che permetteva alle navi e barche di attraccare dietro la città. In questo modo non vi era il problema del trasporto delle materie prime dalla nave alla fabbrica, in quanto vi era tra le due un’esigua distanza. Questo sistema industriale formatosi durante la Prima Guerra Mondiale necessitava dell’ingresso all’interno della Laguna di navi molto grandi, che lasciarono spazio dagli anni ’70 addirittura alle navi portacontainer.
Dobbiamo quindi immaginare un ulteriore allargamento delle bocche di porto, che amplificò l’ingresso di flussi di acqua salata.

DAL 1970 AI GIORNI NOSTRI

Paolo: ”La Laguna di Venezia è diventata col tempo forte oggetto di discussione. Il suo posizionamento strategico e la sua particolare conformazione ambientale hanno posto solide basi per la creazione di diverse correnti di pensiero riguardanti il suo sfruttamento.
Un passo avanti nella definizione dei limiti e delle possibilità inerenti a ciò è stato fatto con la Legge Speciale num. 171 del 1973, che ha delineato una guida per mantenere equilibrato il rapporto di compatibilità tra la salvaguardia e lo sviluppo della Laguna.

“Ultima modifica rilevante posta dall’uomo è stata l’implementazione del Sistema Mose (2003), impianto di intercettazione delle maree, composto da 3 dighe (una per ogni bocca di porto) che giacciono sul fondale, e in caso di necessità vengono riempite di aria al fine contrastare le maree.”

Paolo in questi anni ha collaborato con il Comune di Venezia e con la Regione, cercando di condividere le proprie esperienze e competenze al servizio della tutela della Laguna Veneta.

Noi di Porto Turistico di Jesolo abbiamo invece voluto celebrare la sua forte passione attraverso questo articolo, esportando contemporaneamente il suo sapere a chi magari inconsapevole dell’incredibile storia di questo territorio.

 

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